
Storia
&
Ambientazione
Gli Dei e l'ordine stabilito.
“Furono anni di tempesta, gli ultimi per gli Dèi, intere ere per i mortali, nei quali si combatterono feroci scontri in cielo come in terra, alla strenua ricerca di un’armonia ancora difficile da raggiungere.
Non c’era alcuna possibilità per l’uomo di comprendere cosa stava accadendo, gli Dèi erano giovani, prestanti: ognuno dei fratelli voleva decidere le sorti degli altri. La caduta del padre di Zeus, Krònos, ormai era avvenuta da tempo immemore e noi, umana stirpe, lo lodavamo già come padre degli Dèi, ultimo di nascita, ma primo di fatto tra i suoi fratelli e le sue sorelle.
Furono anni di ghiaccio, vento e fulmini; furono anni di morte e di inondazioni; furono anni di eruzioni e terremoti, i nostri avi vennero percossi a quel modo dal mondo che li circondava.
Il giovane Zeus rivendicava la propria autorità sui fratelli, avendo lui sconfitto il padre e gettato gli alleati dello stesso nelle profondità della terra, ma lo schivo Ade e il fiero Poseidone non volevano soggiacere senza alcun merito per aver affiancato il fratello.
Così Zeus diede loro il giusto dominio: a Poseidone, inarrestabile, ma volubile, diede il controllo dei mari, mentre ad Ade, schivo e cogitabondo, diede il controllo di un mondo di ombre e morte, un luogo di eterna riflessione, ciò che con il suo insediamento prese il suo nome.
Poi fu il turno delle tre sorelle, Demetra, Estia ed Era. Alla prima diede il controllo sulle creature del mondo mortale, alla seconda il controllo della fiamma della vita, quell’essenza che giace in qualsiasi essere vivente, mentre alla terza serbò un posto al suo fianco, facendola propria, come madre degli Dèi, rappresentando così la protettrice della famiglia, del matrimonio e del parto: una prima divisione di controlli sull’uomo e su ciò che lo circondava, onde poterlo osservare in ogni istante della propria esistenza.
Solo gli oracoli sembrano essere degni di attenzione. Oltre a questi, pochi altri eletti, degni di favori.
Ma anche questo non pareva bastare agli uomini, che costantemente richiedevano attenzioni per nuove illuminazioni e nuovi eventi, eventi figli stessi delle divinità.
Non ho cuore di narrare delle gesta terribili di coloro che assaporarono per primi il gusto della guerra, ma mi compiaccio che l’equilibrio tanto ricercato dagli dèi non par essere andato perduto. L’uomo ha percepito la medesima necessità e ha chiesto l’aiuto degli Dèi per muoversi, al fine di poter stabilire controllo e equilibrio in luoghi e tempi in cui ciò pareva impensabile, ma il Fato a volte diviene imperscrutabile anche agli stessi Dèi".
La sfida ed il principio del Peloponneso.
"È questo il racconto di quanto tremendo può essere il peso del discendere da un dio e di quanto i figli possano essere distanti dai padri. Il fato non risparmia nessuno, per quanto potente costui possa essere.
Qui si narra in principio di Tantalo, mitico figlio di Zeus e della titanessa Pluto, che nasce in Lidia e governa a Sipilo.
Tantalo sposa Dione, una Pleiade figlia di Atlante, e provoca invidia per le proprie ricchezze. Non regna soltanto in Lidia, ma anche sulla Frigia, sul monte Ida, la piana di Troia e sull'isola di Lesbo. Viene ammesso alla mensa degli Dèi e, avendo ascoltato le loro conversazioni, diventa immortale. Per contraccambiare l'ospitalità, un giorno invita gli Dèi a un banchetto sul monte Sipilo e, per mettere alla prova la loro onniscienza, taglia a pezzi il figlio Pelope, lo fa bollire in un calderone e ne serve le carni in tavola. Tutti gli Dèi si rendono conto di ciò che è riverso nei loro piatti e si astengono, inorriditi, dal mangiare. Tutti, tranne Demetra che, ancora assorta nel suo dolore per la perdita della figlia Persefone, distrattamente mangia la carne della spalla sinistra di Pelope. Ermete si reca nell'Ade a prendere Pelope e gli Dèi gli restituisconoo la vita, sostituendogli la spalla mangiata con una d'avorio.
Si narra anche che Tantalo, invitato alla mensa degli Dèi, abbia rubato nettare e ambrosia per darla ai propri amici mortali, e che abbia divulgato i segreti appresi dagli Dèi, per cui egli però, una volta messo alle strette, spergiura di non saperne nulla.
Per questa offesa viene relegato nel Tartaro, dove, tormentato dalla fame e dalla sete, legato a un albero da frutto, giace immerso nell'acqua di una palude, che non riesce a bere, perché appena si avvicina, l'acqua si ritrae. Inoltre, ogni volta che cerca di cogliere un frutto, i rami si allontanano. Infine, un enorme masso incombe sul suo capo, minacciandolo di schiacciargli il cranio in ogni momento, costringendolo così a vivere in una condizione di perenne terrore.
Intanto, Poseidone, attratto dalla bellezza del giovane Pelope, se ne innamora e lo porta con sé nell'Olimpo, dove gli serve da coppiere. Ben presto, viene rimandato sulla Terra, ma Poseidone rimane suo protettore e gli regala cavalli alati.
Da suo padre Pelope eredita il trono di Paflagonia (Tantalo), ma i barbari lo cacciano ed egli si ritira sul monte Sipilo, in Lidia, sua patria ancestrale. Ilo, re di Troia, gli ordina di andarsene, così Pelope decide di stabilirsi in una nuova sede, ma prima vuole chiedere la mano di Ippodamia, figlia del re Enomao d'Arcadia, il quale regnava su Pisa e sull'Elide. Enomao vuole evitare che Ippodamia si sposi, perché un oracolo aveva predetto che il genero l'avrebbe ucciso. Per scongiurare il matrimonio escogita uno stratagemma: sfida ciascun pretendente a misurarsi con lui in una corsa di cocchi che si svolge su un lungo e difficile percorso, da Pisa fino all'altare di Poseidone sull'istmo di Corinto. Dopo averlo battuto, lo uccide.
Pelope per amore della ragazza decide di partecipare alla gara e vince con l'inganno, riuscendo a corrompere l’auriga del re, Mirtilo, con l’offerta di una notte nel letto di Ippodamia e metà del suo regno, se avesse consentito a sostituire gli acciarini delle ruote del suo padrone con altri fatti di cera. Durante la gara le ruote si staccano, causando la morte di Enomao. Pelope sposa Ippodamia, ma un giorno, mentre si allontana per prendere dell'acqua, Mirtilo tenta di violentarla.
Quando la donna riferisce i fatti allo sposo, Pelope sferra a Mirtilo un calcio improvviso che lo fa precipitare a capofitto nel mare. Mentre l’uomo cade, lancia una maledizione contro Pelope e la sua stirpe: avrebbero portato sventure in ogni luogo in cui si fossero stabiliti.
Pelope prosegue il suo viaggio, finché raggiunge la parte occidentale dell'Oceano, dove viene purificato da Efesto. In seguito ritorna a Pisa e succede sul trono a Enomao. Ben presto conquista quasi tutta la regione e la chiama Peloponneso, che significa “Isola di Pelope”. Per onorare gli Dèi della loro bontà e magnanimità decide di fondare i Giochi Olimpici".
Il Fato, più forte degli Dei.
"La maledizione sulla stirpe di Tantalo produce i propri effetti, pur risparmiando il redivivo Pelope, spezzando così quella breve epoca di pace, che fino a quel momento aveva permesso all'umanità di prosperare erigendo villaggi nei punti più disparati del Peloponneso, fiduciosi della salda presa e dell'illuminata condotta del loro Re.
La maledizione si rivela d'intensità tale che, dopo poco tempo dalla morte di Pelope, nessuno dei figli riesce a prendere il controllo del Peloponneso.
Il Peloponneso poco a poco viene travolto da eventi disastrosi. Mareggiate, terremoti e nubifragi si abbattono con violenza tale che, quando tutto torna a tacere, gli uomini, confusi e spaventati, decidono di erigere spesse mura attorno a quelli che una volta erano villaggi aperti e ospitali.
La maledizione della stirpe di Tantalo rientra prepotentemente nella memoria degli uomini, facendo nascere voci che mormorano della sciagura che portano sulle spalle gli appartenenti alla stirpe del figlicida, a tal punto da spazzare via il bene e la pace portate da Pelope. Un sentimento di intensa diffidenza avvolge tutti i villaggi del Peloponneso e questo porta a una inevitabile frattura del regno in regioni sotto al dominio delle diverse Città-Stato, dette anche Polis (sing.) o Poleis (plur.). Gli Dèi in tutto questo seguono con molta attenzione l'evolversi degli eventi. Alcuni di loro danno una mano e contribuiscono all'equilibrio in un tempo di difficoltà. Per la devozione dimostrata nei confronti di alcuni Dèi o per la volontà di altri Dèi di generare costantemente un conflitto che potesse divertirli, questi iniziano a intervenire con maggiore incisività nello sviluppo di una o dell'altra Polis, donando capacità particolari ad alcuni o benedicendo la loro città, sino a raggiungere livelli di invasività tali da porre alla guida di una Polis un proprio figlio o una propria figlia.
Avviene così per Atene, città-stato fondata nell'Attica e assegnata per volere divino ad Atena, figlia di Zeus, che come primo sovrano viene eletto Cecrope, nato dalla madre terra e per questo dotato di un corpo per metà umano e per metà serpente. Ma i piani degli olimpi sono imperscrutabili e le loro mosse trascendono l'umana concezione. Alcuni Dèi non apprezzano le decisioni prese per la salvaguardia degli umani, tanto che non di rado si percepiscono tumulti di nubi, acque e terre talmente intensi da generare creature inumane. Il mondo, dapprima riportato in un clima di serenità, non ha modo nemmeno di rendersene conto, che già ricade in un periodo buio. Gli Dèi proseguono nella propria rivalità e tutto questo a scapito degli esseri umani, che, inermi, possono solo osservare gli eventi e subirne le conseguenze.
La rivalità tra gli Dèi si incanala molto presto in uno scontro mosso da invidie e ripicche, che vedono come oggetto del contendere l'umanità stessa. Non vi è un singolo dio che non sia invischiato direttamente o indirettamente. Sulla terra nascono svariati semidèi, figli diretti di divinità e di esseri umani o ninfe, e altrettanti eroi si ergono sulle spalle dei comuni mortali, con oggetti che solo gli Dèi erano in grado di forgiare, ma non solo. Lo scontro diviene così cruento, che anche innocenti esseri umani diventano vittime della frustrazione delle divinità, venendo trasformate in mostruosità disumane o direttamente uccise per la loro cieca devozione a un dio a loro contrario.
Gli eventi assumono una forma così incontrollabile, da rendere necessario il ricorso al tribunale divino per volontà diretta di Zeus. Ben poco si sa su ciò che accade. Il risultato, però, è che molte delle maledizioni che si scatenarono sugli esseri umani spariscono velocemente. I semidei e gli eroi rimasti vivi dagli scontri con le creature generate durante quel periodo perdono le loro capacità e tornano a una vita normale; Atene mantiene la guida di Cecrope e nuove Poleis vengono erette in tutto il Peloponneso.
Ad oggi ben poco si è appreso di quello che venne detto durante il tribunale divino. Gli oracoli con difficoltà riescono a sollevare il velo riguardo a quell'evento, ma di una cosa si è certi: le divinità continuano il loro scontro, pur con metodi molto più sottili, arrivando a ponderare dinamiche impossibili da definire per una mente umana, colmando il mondo di ombre e sussurri.
Mai la pace fu un concetto così lontano dalla quiete che ora regna sul Peloponneso.
Gli uomini hanno iniziato a discernere con difficoltà quale possa essere la loro strada in un mondo che li vede coda e orpello tra divinità immortali, catastrofi elementali e creature immonde, la concezione stessa della devozione alle divinità si è tradotta in una visione più personale, meno estesa e celebrata non quotidianamente ma quasi esclusivamente nel proprio privato o condotta grazie alle esperte capacità di sacerdoti e sacerdotesse, baluardi imprescindibili atti a non far cadere nelle tentazioni e nella confusione i propri simili.
Dei grandi eroi del passato e dei semidei che popolavano la terra ormai ne rimangono solo tracce incise e raccontate, stralci di un'era che rapidamente si è evoluta ed altrettanto rapidamente si è dissolta; pochi tra gli uomini hanno memoria di quanto accaduto ma molto hanno da offrire a coloro i quali cercano la conoscenza in un mondo che, fino ad ora, ha visto gli uomini e le donne solo come spettatori. Dei grandi Semidei solo pochi sono rimasti a conduzione di città che hanno dimostrato distintamente come sopravvivere al a caos e alla distruzione cercando per loro indole di dare strumenti utili ai sudditi che li seguono sì che il passato non si ripeta."
[Il Pellegrino - Tempio di Apollo - Delfi]
Oggi, anno 1400 a.C. (anno 100 nel calendario greco) ha inizio la tua avventura, hai preso coscienza che nel mondo non esistono posti sicuri più di Atene e delle altre Poleis e che solo in luoghi come questi potrai avere la chance di una vita vera, nuova e piena con o senza il favore degli Dèi. Che tu sia un contadino, un viaggiatore o un abitante di un'altra Polis questo è il punto dal quale avrà inizio la tua avventura, il tuo percorso sarà segnato dal destino.
La Gloria degli Antichi ti attende, ne sarai degno ?